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Trend esponenziali e il futuro che non aspetta

Quello che ho imparato negli ultimi anni è che tutto ciò che è legato, anche tangenzialmente, all’IT segue una crescita esponenziale che non ha subito interruzioni di sorta da quando Moore ha formulato l’omonima legge, secondo cui la capacità computazionali di un calcolatore  raddoppiano ogni 18 mesi.  E così è stato per decenni, e così continuerà a essere. Lo spazio su un chip è ormai ridotto al midollo, stiamo parlando di nanometri, ma dopo (e non fra tanto) entreremo nel mondo del quantum computing che, unitamente alle potenzialità offerte dal cloud computing, ci porterà verso scenari per molti assolutamente inattesi. Leggevo proprio oggi un documento pubblicato di recente dal National Intelligence Council negli Stati Uniti a fine 2012: “Global Trends 2030: alternative worlds”.  Un report molto affascinante in cui si azzardano futuri scenari da oggi al 2030.  Alcuni dei quali veramente interessanti, come l’arrivo e potenziale utilizzo di tecnologie capaci di aumentare le capacità cognitive e fisiche degli essere umani. Chip sottocutanei, esoscheletri e via dicendo.  Tutto questo cambierà radicalmente il mondo in cui viviamo e a una velocità che sarà difficile da comprendere, e forse proprio per questo sarà necessario pensare a forme di human enhancement. Basti vedere il grafico in calce (tratto dal citato report) per capire di cosa sto parlando. Il tempo necessario per rendere una tecnologia utilizzata da almeno il 25% della popolazione negli USA è andato praticamente dimezzandosi ad ogni passaggio da una tecnologia a quella successiva. Ci sono voluti 7 anni perché’ il 25%  degli americani avesse accesso e utilizzasse Internet. Passiamo poi alla tecnologia successiva: gli smartphones. Il 55% dei mobile users negli Stati Uniti (dove ci sono più mobile phones di persone censite) utilizzava uno smartphone nel luglio del 2012 rispetto al 38% dell’anno precedente (v. Nielsen report, 2012). Ipotizziamo, quindi, che la soglia del 25% sia stata superata nel 2010, a tre anni dall’introduzione del primo Iphone, che ha poi dato il vero primo impulso alla commercializzazione massiva degli smartphones. Bene, quindi l’item successivo che dovrebbe essere inserito nel grafico che vediamo dovrebbe essere lo smartphone, che ha impiegato 3 anni per raggiungere il 25% della popolazione (in U.S.) e 5 per coprire più del 50%, come abbiamo visto.  Da questo dato possiamo comprendere piuttosto agevolmente che la velocità di adozione delle nuove tecnologie, soprattutto se a costi ragionevoli, è esponenzialmente (e non incrementalmente) più alta rispetto al passato. Ma come faremo ad assorbire tutte le informazioni e a imparare sempre più in fretta come utilizzare al meglio i device che ci circonderanno? La risposta forse è proprio relativa allo “human enhancement”. Ricordo ancora la notte in cui andai a vedere il primo episodio di Matrix, affascinato dalla possibilità di incamerare in un attimo le informazioni necessarie per conoscere una o tutte le discipline delle arti marziali, il manuale di volo di un elicottero o tutte le lingue del pianeta. A mio avviso, non siamo molto lontani dal giorno in cui non solo vorremo, ma dovremo necessariamente aumentare le nostre capacità (soprattutto cognitive) perché la natura, da sola, non sarà più in grado di fornirci le capacità necessarie per progredire ed essere al passo con la tecnologia. Se questo vada contro la morale o no è difficile a dirsi, ma una cosa è certa, il progresso è come il tempo: può portare buone o cattive notizie e, più di ogni altra cosa, è inarrestabile.